Se l’etichetta di un alimento riporta che contiene caffeina e quindi mantiene svegli ed efficienti, possiamo essere sicuri che la menzione salutistica è veritiera.

La caffeina contribuisce ad aumentare lucidità mentale solo se è presente in una bibita o in un alimento in misura superiore a 75 mg per porzione. Tale proprietà può essere riportata in etichetta come un’indicazione salutistica secondo la normativa comunitaria.

La stessa indicazione non può essere riportata se i quantitativi di caffeina per porzione sono inferiori e neppure se sono nel limite massimo di 40 mg che è pur sempre una bella dose di caffeina.

L’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha, infatti, respinto la richiesta di una società inglese che intendeva porre questa indicazione salutistica sui prodotti contenenti un massimo di caffeina di 40 mg.

Le menzioni salutistiche si vanno sempre più diffondendo, ma la regolamentazione comunitaria e la legislazione nazionale vietano quelle che non sono provate da una specifica documentazione.

Come ottenere un’indicazione salutistica – Il regolamento (CE) n. 1924/2006 stabilisce che le domande di autorizzazione delle indicazioni sulla salute vanno presentate alla competente autorità nazionale di uno Stato membro. Tale autorità è tenuta a trasmettere le domande valide all’EFSA per una valutazione scientifica, nonché alla Commissione e agli Stati membri per informazione.

No alla soglia di 40 mg – La decisione dell’Efsa che ha bocciato l’indicazione salutistica in argomento si è basata su un dettagliato parere scientifico emesso dalla stessa autorità di Parma. L’Autorità ricorda di aver già valutato, con esito favorevole, un’indicazione relativa alla caffeina e all’aumento della lucidità mentale nella popolazione adulta per i prodotti contenenti almeno 75 mg di caffeina per porzione.

Nella nuova domanda il richiedente ha proposto una dose di caffeina pari ad almeno 40 mg per porzione. L’Autorità ha considerato che la fondatezza scientifica di questa indicazione fosse riferita a dosi comprese tra 40 mg e 75 mg per porzione e ha concluso che i dati forniti non consentono di stabilire un nesso causale tra il consumo di caffeina e un aumento della lucidità mentale. L’Autorità ha dunque ribadito che un prodotto, per poter recare l’indicazione, dovrebbe contenere almeno 75 mg di caffeina per porzione.

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