Forse non è un caso che l’azienda RAGAS di Giovanni Zanni, progettata secondo le linee guida della Permacultura, si trovi in una località denominata  Amore

Una frazione – tre case – della cittadina di Vergato, nell’appennino sopra Bologna, da cui dista una cinquantina di chilometri.

Il nome, RAGAS, è l’acronimo di Rinascita Ambientale Giovani Agricoltori Solidali, esplicativo delle intenzioni che animavano i fondatori.

Incontriamo Giovanni nel mezzo dei suoi campi, o meglio delle sue creature vegetali, vista la passione che lo anima ancora, dopo tanti anni passati a rivitalizzare la sua montagna.

È un signore esile, dal volto buono ma che esprime tenacia, dimostra attorno ai 60 anni.

Ha speso la prima parte dei suoi anni per lo più all’estero, specie in Gran Bretagna, occupandosi di dendrochirugia di alberi monumentali.

Utilizzava,tra i pochi in Europa, la tecnica del tree-climbing, che richiede doti di arrampicatore insieme a una bella dose di coraggio.

Tra i tanti clienti anche un imprenditore che aveva acquistato un parco dalla principessa Diana e, in Italia, Legambiente, per la quale ha curato alberi storici.

Dalla teoria alla pratica: un’agricoltura in equilibrio con la natura

Un lavoro specializzato, che gli ha dato soddisfazioni anche economiche. Poi il ritorno in Italia e la voglia di mettere in pratica le idee che fin da ragazzo lo avevano affascinato: quelle del naturalista e ricercatore australiano Bill Morrison, che insieme al collega Holmgren, mise a punto una teoria pratica chiamata Permacultura per un’agricoltura in equilibrio con la natura.

La Permacultura è sia un insieme di pratiche agronomiche orientate al mantenimento naturale della fertilità del terreno ma anche un sistema integrato di progettazione che intreccia anche tematiche proprie dell’architettura, dell‘economia, dell’ecologia,  attuabile sia a livello di azienda agricola che di territorio.

“Dopo i 40 anni decisi di dare una svolta alla mia vita”

“Tornato in Italia, chiesi alla madre di mia moglie di affittarmi un fondo che aveva in montagna, quello dove siamo ora, e dal 2003 ci siamo impegnati seriamente”.

L’agricoltura, se vuole essere sostenibile, deve provvedere a ricreare ecosistemi, secondo una progettazione precisa del territorio, sfruttando quello che la natura stessa mette a disposizione.

I terreni erano praticamente abbandonati da 35 anni, i prati venivano sfalciati e il fieno era l’unico prodotto che ne derivava, degradandosi via via ogni anno di più: il destino amaro dell’abbandono della montagna.

Permacultura in Italia, molta teoria poca pratica

“In italia la Permacultura teorica è molto diffusa: si pubblicano libri, ci sono molte conferenze, corsi, riunioni, ecc., ma in pratica non esiste o quasi. Le aziende sono pochissime, quasi tutte nelle zone alpine. Certo, sono cresciute di molto sia il biologico che il biodinamico, ci sono molti esempi di orticoltura sinergica, ma vere e proprie applicazioni di Permacultura sono pochissime. Altrove in Europa, specie in Germania, Svizzera e Gran Bretagna, ma anche in Francia, ci sono molte più possibilità: sono Paesi dove l’agricoltura è ancora considerata importante nell’economia nazionale. Da noi si finanzia l’ Expo e si progetta Fico, ma i fondi per l’agricoltura sostenibile non si trovano”.

Con il cibo si curano le persone e la terra

“Il nostro progetto iniziale non è cambiato molto negli anni: abbiamo puntato da subito sui piccoli frutti, poco coltivati in queste zone, ma il cui consumo cresce. Attualmente abbiamo circa 20 specie e varietà diverse: mirtillo (anche siberiano), ribes rosso e nero, lamponi, kiwi, more, sambuco.”

Uno dei principi base è che con il cibo si curano le persone, e allo stesso tempo si cura la terra che lo produce, reinvestendo sulla terra tutto il surplus non utilizzato.

Piante che curano le piante: consociazione salice-betulla

Anche le piante curano le piante. È il caso della consociazione tra salice e betulla: la vegetazione del primo crea un ambiente fresco, adatto alla betulla, le cui proprietà in erboristeria sono note. A fine stagione si pota il salice per evitare che il suo rigoglio soffochi le altre piante. Le betulle a queste latitudini sono estinte da secoli.

Niente concimi con l’esclusione di zolfo in pellet per correggere l’alcalinità delle acque di sorgente presenti in campo.

Consolida, Pawolonia, Equiseto, piante dalle mille proprietà

Alcune piante, che sono alla base della Permacultura hanno qualità davvero straordinarie: la vera regina del luogo e della permacultura è la Consolida, una delle piante più usate e dalle molteplici proprietà (medicinale, fertilizzante, pacciamante, biomassa ecc).

Altra pianta “iconica” della permacultura è la Paulonia (Pawlonia tomentosa), di origine cinese, è utilizzata sia in erboristeria che in ebanisteria. Molto resistente, ottima anche per creare barriere, grande trasformatrice di sostanze azotate.

Altro esempio di pianta normalmente considerata inutili se non infestante è  l’equiseto o coda cavallina, utilissima sia per l’ombreggiamento sia per l’apporto di sostanze e come pacciamatura.

Nei piccoli stagni creati per raccogliere le acque delle sorgenti si ricreano dei microhabitat in cui troviamo piante ed animali quasi scomparsi: rane, raganelle, tritoni, libellule. Tutti grandi predatori di insetti. Il fango del fondo è un ottimo ammendante e porta concime ai giovani mirtilli piantati lì vicino.

Qui le talpe sono considerate utili, perché smuovono il terreno, che non viene praticamente mai lavorato

Nel piccolo boschetto cresciuto attorno al ruscello che attraversa la collina vediamo sambuchi (utilizzati in erboristeria sia le foglie che i fiori ed i frutti), noccioli, uvaspina, e vicino alla abitazione si trova l’orto con una varietà notevole di aromatiche e di ortaggi.

Ad aiutare la lotta biologica contro insetti e altri nemici dell’orto sono state adottate delle simpatiche e attivissime anatre corritrici indiane, che è considerata la prima anatra domestica al mondo.

È  stata anche costruita una bio-toilet che separa l’urina dalle feci: la prima apporta azoto, le altre sono utiizzate dopo compostaggio come ammendante.

Tutto bene allora? Non proprio.  Il lavoro è per lo più manuale e molto pesante.

Per avere un aiuto esterno l’azienda ospita dei giovani della associazione WWOOF  (solo le ragazze, perché sono più brave e precise).

Ogni cosa è praticamente fatta per la prima volta, e ogni risparmio è rinvestito in azienda.

Il problema più grande è, come spesso accade in agricoltura, la commercializzazione e la valorizzazione dei prodotti (trasformati e conservati nel piccolo ma completo e pulitissimo laboratorio vicino casa).

Non basta avere un sito web, bisogna curare la distribuzione in un circuito specializzato (erboristerie, centri specializzati, negozi di alta qualità), e la crisi generale non aiuta.

I succhi, le confetture, le conserve sono davvero di alta qualità, e potrebbero essere vendute come veri e propri integratori alimentari, per l’elevata concentrazione di principi attivi.

Lasciamo alle spalle l’azienda RAGAS,  Giovanni, la gentile compagna, le sue stagiste.

E io, che mi definisco un agronomo pentito, penso che qualcosa non funziona nella nostra agricoltura.

Non so perché mi viene in mente un ricordo scolastico, anche se sbiadito: era Paradiso perduto o  Paradiso Ritrovato di Milton?

Ah, scusate, non siamo inglesi.

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