Per gli inglesi qualcosa è cambiato: relazioni con cibo, famiglia e ambiente. Il sondaggio YouGov. E in Italia?

Chi lo dice?

Il sondaggio YouGov condotto  in Gran Bretagna su 4.343 persone nella seconda settimana di aprile.

Cosa è cambiato secondo gli inglesi?

Le persone hanno notato cambiamenti significativi durante il blocco:

  • spendono meno denaro: 61% degli intervistati
  • l’aria è più pulita secondo il 51%
  • c’è più fauna selvatica per il 27%
  • un forte senso di comunità per il 39%:
  • e più contatto (virtuale) con amici e familiari: 40%

Dopo il lockdown: voglia di cambiamento

tanti inglesi cucinano per la prima voltaSono cambiamenti a lungo termine  secondo gli esperti. Riguardano in particolare il modo in cui vogliamo nutrirci e dove vivere.

  • solo il 9% degli inglesi vuole tornare alla normalità
  • l’85% preferirebbe che i cambiamenti personali e sociali divenissero permanenti
  • oltre la metà (54%) spera di cambiare la propria vita e confida che il Paese impari dalla crisi.
  • il 42% apprezza di più il cibo e altri elementi essenziali
  • il 38% ha imparato a cucinare partendo da zero.

Chi ha voluto il sondaggio e perchè

È stato commissionato dalla Royal Society of Arts assieme a The Food Foundation, una fondazione inglese benefica. È parte del lavoro per elaborare un piano d’azione per

cibo e agricoltura più sostenibili,

– uso del territorio

– economia rurale.

 “Dobbiamo usare questo tempo per immaginare un futuro migliore”

Lo dicono gli sponsor del sondaggio: “La salute delle persone e del pianeta sono inseparabili. È tempo di radicali cambiamenti ambientali, sociali, politici ed economici”.

E in Italia? Il futuro è anche nei borghi?

C’è un’intervista all’architetto Boeri (quello del bosco verticale: grattacieli terrazzati e verdi) a Repubblica.  Dice in breve:

  • servono più aria e spazio per la nostra salute
  • in Inghilterra si prevede una grande spinta verso l’abbandono delle zone più densamente abitate
  • succederà anche in Italia con il ritorno alle seconde case (per chi ce l’ha o può permettersela, naturalmente)

Ma servirebbe un progetto per valorizzare:

  • 5800 centri sotto i 5mila abitanti
  • 2300  in stato di abbandono.

Ad esempio le 14 aree metropolitane potrebbero “adottare questi centri per riqualificarli, magari con incentivi fiscali. Ci sono luoghi meravigliosi dove ti danno la casa in un centro storico a 1 €: in Liguria e lungo la dorsale appenninica”.

La stessa materia dei sogni?

Borghi magari bellissimi, ma deserti. Tutto quello che manca per concretizzare il sogno ha tre gambe e tre problemi da affrontare: proprietà, economia, servizi.  Lo spiega bene un recente articolo su Linkiesta.

Ma forse il nodo numero uno, è un altro. Si chiama povertà. Nuova povertà. Per chi ingrossa le code alla Caritas anche la casa a 1 € in Liguria resterà un miraggio, anzi quasi una provocazione.

Coronavirus come occasione per ripensare, riformulare riprogettare il mondo. Un’idea troppo ambiziosa o troppo ingenua? O entrambi?