Una mela è una mela. Ma può essere tradizionale, sensuale, eroica, sostenibile, da salvare

Si può spellare, mordere, onorare, accarezzare, annusare e… finalmente mangiare. Ma…senza fretta. Per riflettere un po’.

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Questo è un assaggio di Koinè.  Teatro fuori dai luoghi del teatro, ma dentro il territorio e le sue comunità. Nata nel 1980 da un gruppo di artisti coordinati da Silvio Panini. 

 

 

Teatro della terra, dell’acqua e dei prodotti agricoli. Teatro che coinvolge il pubblico e lo fa sperimentare: le mele, il miele, i formaggi. Parla all’intelligenza e alle emozioni del suo pubblico: da vedere la degustazione Mela sento

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“Non commento i sapori: le vostre bocche sapranno riconoscere il buono anche senza dargli nomi”.

Provare I sette cibi del corpo e dell’anima.

Attraverso i sensi trasmette, fa conoscere, l’essenza estetica (dal greco aisthanomai), la grande bellezza. Di cosa? Koinè fa teatro in un museo, in un’oasi naturalistica, in un castello medioevale o in un campo di barbabietole. “Non fa molta differenza” ride Panini.

Ma agricoltura e ambiente sono una parte significativa dei suoi racconti, del suo sforzo di stimolare il cambiamento, una presa di responsabilità. Ecco perchè Koinè è teatro sostenibile.

A Rocca Malatina, frazione di Guiglia (Mo), dove sorge la fattoria didattica, Panini lavora al suo prossimo spettacolo.

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Tema, il letame. Ti viene in mente la puzza? “Letame è letizia” replica Panini. Origine latina per entrambe le parole, ovvero l’aggettivo “laetus”, fertile.

Il letame fertilizza la terra (è il “burro nero”) così come la letizia, la gioia, rende fertile la nostra vita.

“Oggi, purtroppo, nella mente degli accalcati abitanti delle città (che non sanno nulla di ciò che accade nelle  immense fosse biologiche sotto i loro condomini), la parola “letame”  non genera più un “senso di letizia” ma un “senso di ribrezzo”.

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“L’evento che proponiamo intende arginare questa perdita di letizia raccontando ai visitatori di Terra Madre/Salone del Gusto che la vita della biosfera terrestre non è garantita solo dai  produttori vegetali e dai consumatori animali ma anche dai decompositori batterici e fungini presenti, con miriadi di specie diverse, nella merda di vacca fattasi letame. La danza di questi organismi microbici porta letizia al suolo terrestre che, per la gioia di sentirsi vivo, diventa fertile”.

Alla ricerca della “dignità dimenticata del gesto agricolo”. Panini evoca Publio Virgilio Marone e le sue Georgiche. C’è un parallelismo storico: un’altra epoca di decadenza e inurbamento, la fine dell’Impero Romano, quando il Senato si rese conto dell’entità del fenomeno dello spopolamento dell’Agro. “E commissionò le Georgiche. Poema raffinatissimo e manuale agronomico. La prova che ars e techne possono coincidere”.

Solo ripristinando nella mente degli agricoltori, e dei consumatori, l’alta dignità di disciplina estetica del lavoro agricolo si può sconfiggere un pensiero che ormai si è fossilizzato su quantità di produzione e mercato.

“Tutta l’attività teatrale che abbiamo dedicato all’agricoltura avrà raggiunto il suo più elevato obiettivo quando eviterà agli studenti degli Istituti Agrari, la vergogna di sentirsi contadini”.

“Finché tale disistima persisterà i poderi della collina saranno trascurati, le coltivazioni biologiche saranno marginali o guidate dalle sole logiche del mercato e lentamente il nostro sradicamento culturale, e l’abbandono concreto dei lavori agricoli, continuerà”.