I mercati rionali italiani non sono un esempio di buona etichettatura dell’ortofrutta, del pesce e della carne. Solo 3 banchi su 10 sono in regola con le norme.

Il “Movimento difesa del cittadino” (Mdc)  ha controllato in Febbraio e Marzo oltre 110 banchi in 8 città d’Italia: Milano, Siena, Ascoli Piceno, Roma, Avellino, Crotone, Reggio Calabria, Cagliari. Esclusi i farmers market e i venditori diretti.

L’indicazione dell’origine è ancora poco diffusa (73,5% dei casi) considerato che è in vigore dal 2002 ed è fortemente richiesta dai consumatori.  Anche il metodo di produzione del pesce o la categoria della frutta e verdura sono poco presenti (49,2% dei casi).

L’ortofrutta è tra la merce più presente nei mercati rionali, ma solo il 34% dei banchi controllati esponeva un cartello con le quattro indicazioni obbligatorie: prezzo, denominazione commerciale, origine e categoria.  L’informazione più presente è quella del prezzo (93,4%), seguita dalla denominazione commerciale (78,7% dei casi), dall’origine (63,9%)   e dalla categoria (50%).

Anche per i prodotti ittici l’informazione più presente è quella del prezzo (90,2%). L’indicazione meno presente  è la categoria degli attrezzi di pesca (pari al 18,2%). Si tratta di una novità normativa introdotta lo scorso 13 dicembre 2014, un’informazione utile per valutare il rapporto qualità-prezzo del pesce così come l’impatto ambientale del tipo di pesca con cui è stato catturato.

Nel caso della carne solo il 45,5% dei banchi è in regola con l’etichettatura. Un prodotto importante, protagonista troppe volte nel passato di emergenze e scandali alimentari, è ancora sconosciuto ai consumatori.

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