Le chiamano micotossine emergenti. Non si tratta della M1 trovata nel latte e, di recente, nei formaggi. Né del Don o altre micotossine rilevabili sui frumenti. Nè dell’ocratossina del vino.

Le micotossine emergenti sono poco note: solo il 7% degli studi del settore se ne occupa.

Eppure preoccupano le autorità sanitarie internazionali per la loro presenza, spesso a livelli elevati, in mangimi e materie prime, nonchè per la potenziale tossicità verso gli animali e l’uomo. Sono state rilevate anche nei sottoprodotti della fermentazione degli impianti a biogas.

Quali sono – Si chiamano Enniatins (Enns), Beauvericina (BEA), Moniliformina (MON) e Fusaproliferina (FUS). Le più importanti sono prodotte dal Fusarium, il fungo più diffuso sulle materie prime agricole che produce una vasta gamma di micotossine e metaboliti secondari.

–  Enniatins  ha effetti antimicrobici, insetticidi e antifungini e anche erbicidi.  È  particolarmente tossica per i mitocondri.   Sembra essere efficacemente degradata dall’intestino degli animali, ma occorrono ulteriori ricerche.

–  Beauvericina ha forte attività antimicrobica verso un ampio spettro di batteri, Gram-positivi e Gram-negativi. Agisce sulle membrane cellulari aumentando la permeabilità e alterando l’omeostasi cellulare.

–  Moniliformina ha una tossicità relativamente bassa rispetto a Enniatins e Beauvericina. Segnalati effetti tossici verso linfociti, skeletomyocytes e cardiomiociti; uccelli e visoni sono le specie più sensibili.

–  Fusaproliferina sarebbe tossica verso i linfociti B umani e alcuni insetti. Ha inoltre effetti teratogeni e patogeni su embrioni di pollo.

 

Come rilevarle – La crescente sensibilità dei metodi analitici permette di rilevare una vasta gamma di contaminanti. Saranno decisivi per raccogliere informazioni adeguate circa i livelli di esposizione a queste micotossine e  rispondere alle norme di legge presenti e future.

Per saperne di più:  http://bit.ly/1UCY7SX

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