I dati più preoccupanti riguardano i residui di pesticidi nei prodotti di importazione, tè verde in testa

I controlli ufficiali sui residui  di pesticidi in frutta, verdura e trasformati nel 2015 diffusi dal ministero della Salute evidenziano che:

  • i prodotti con almeno un residuo chimico oltre i limiti di legge, sono solo una piccola percentuale pari all’1,2% nel 2015, contro lo 0,7% nel 2014.
  • i  campioni regolari senza alcun residuo sono il 62,4% in leggero rialzo rispetto al 58% del 2014.

Legambiente lancia tuttavia un grido di allarme nel rapporto “Stop ai pesticidi” in quanto un terzo  il 36,4% di frutta e verdura più alcuni prodotti trasformati  contiene tracce di pesticidi.  Il problema è la presenza di più principi attivi di pesticidi nello stesso campione.

Questo  fa sapere il rapporto Stop pesticidi che evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di un vuoto normativo italiano in quanto manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema del simultaneo impiego di più principi attivi sul medesimo prodotto.

Tra i prodotti che registrano maggiore presenza di sostanze chimiche troviamo:

  • frutta: in particolar modo l’uva, le fragole, le pere e la frutta esotica, in special modo banane.
  • prodotti che arrivano da fuori Ue che registrano i dati peggiori, come il tè verde d’importazione cinese (residui di 21 sostanze diverse), le bacche di goji (20 principi attivi), il cumino 14, le ciliegie 13, lattughe e pomodori con 11 e l’uva con 9.

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