Il desiderio di un cibo dolce o salato, grasso o magro è determinato dai nostri geni per cui le nostre scelte  sono condizionate dal dna.

Lo sostiene uno studio dell’Università di Cambridge, pubblicato su Nature Communications che ha individuato l’origine biologica delle nostre preferenze a tavola.

L’irresistibile attrazione verso alimenti grassi, per esempio, sembra dovuta a una mutazione del gene MC4R.

Ai 54 volontari reclutati dai ricercatori inglesi è stato affidato il compito di assaggiare tre versioni di pollo al curry proposte dalla cucina e scegliere quale mangiare a volontà. All’apparenza perfettamente identiche, le pietanze variavano però nella percentuale di grassi usati nella preparazione. La ricetta magra ne conteneva il 20%, quella media il 40% e quella grassa il 60%.

Tra i volontari della ricerca c’erano persone magre, in sovrappeso e obese, alcune di queste con un difetto nel gene MC4R.

Ebbene, i ricercatori hanno constato che, nonostante fosse impossibile intuire le differenze negli ingredienti delle tre proposte culinarie, le persone con il difetto genetico non hanno avuto dubbi: alla fine della grande abbuffata avevano ingerito quasi il doppio di grassi (+95%) rispetto ai compagni di tavola magri e il 65% in più rispetto ai commensali obesi.

Vale lo stesso per i dolci. Infatti i ricercatori hanno completato l’offerta del menu con un tipico dessert inglese, l’Eton mess, un pasticcio di meringhe sbriciolate, panna montata e fragole. E ancora una volta gli ospiti sono stati invitati a scegliere tra una versione poco zuccherata (8%), una più dolce (26%) e una supercalorica (54% di zuccheri). Il contenuto di grassi in questo caso restava costante.

Sorpresa: le persone con la variante genetica in MC4R erano meno attratti dalla versione zuccherata rispetto agli altri. I magri e gli obesi senza quel difetto avevano infatti subito il fascino dalle coppette più dolci.

«Il nostro lavoro –  dichiara Sadaf Farooqi del Wellcome Trust–Medical Research Council Institute of Metabolic Science dell’Università di Cambridge, che ha guidato il team di ricerca – dimostra che anche se controlliamo scrupolosamente l’apparenza e il sapore del cibo il nostro cervello riesce a individuare i nutrienti che vi sono contenuti».

Una persona obesa su 100 possiede un difetto nel gene MC4R che facilita l’aumento di peso anche perché rende i cibi grassi tanto appetibili

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