La scadenza viene ricordata continuamente: dal 19 aprile i consumatori potranno acquistare latte e prodotti caseari a base di latte con l’indicazione del luogo dove il latte è stato munto.

Origine latte, cosa dovrebbe cambiare in concreto dal 19 aprile?

Le etichette di tutte le confezioni di latte e prodotti lattiero-caseari dovranno indicare:

  •  il nome del Paese dove  è stato munto il latte
  •  il nome del Paese dove il prodotto è stato condizionato o trasformato il latte.

Cosa leggeremo in etichetta

  • ORIGINE DEL LATTE: ITALIA Qualora il latte sia stato munto, confezionato e trasformato nello stesso Paese,
  • LATTE DI PAESI UE se la mungitura avviene in uno o più Paesi europei;
  • LATTE CONDIZIONATO O TRASFORMATO IN PAESI UE se queste fasi avvengono in uno o più Paesi europei.
  • PAESI NON UE se le operazioni avvengono al di fuori dell’Unione europea.

Sono esclusi

  • solo i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi anche all’origine
  • il latte fresco già tracciato.

Attenzione quindi ai prodotti esclusi in quanti non tutti sanno che i prodotti Dop e Igp sono facilmente identificabili dal logo comunitario che obbligatoriamente deve essere apposto sull’etichetta ed è inutile andare alla ricerca delle nuove menzioni previste dal decreto ministeriale.

Per il latte fresco i consumatori dovrebbero già sapere che le etichette attuali riportano la zona di mungitura ovviamente riferita solo all’Italia. Per il latte fresco che viene dall’Austria già confezionato o anche dalla Germania non esiste l’obbligo di indicazione dell’origine. Solo la Francia ha introdotto l’obbligo come l’Italia.

Il latte UHT rientra invece nella nuova normativa per cui si troverà in etichetta l’indicazione della zona di mungitura. Anche in questo caso la norma italiana non vale per i prodotti confezionati in altri Stati membri e/o paesi extracomunitari.

 Esaurimento scorte fino a ottobre

I prodotti caseari senza l’indicazione dell’origine del latte potranno essere commercializzati anche dopo la fatidica data del 19 aprile 2017 in quanto i prodotti che non soddisfano i requisiti  di cui al decreto, portati a stagionatura, immessi sul  mercato o etichettati prima dell’entrata  in  vigore  dello  stesso,  possono essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte e comunque  entro e non oltre 180 giorni dalla data di entrata in vigore  del  decreto e cioè fino ad ottobre 2017!

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