Intervista a un noto…giornalista

Caro Gianni, come stai?

Hai ragione! Quella volta, col mio amico Fidel, ce la siamo

spassata davvero. C’erano anche Alberto Jantorena e Teofilo

Stevenson. Parlavamo di rivoluzione e si beveva rum, fumando

sigari più alti di me. Poi arrivò la Lollo e Fidel sparì con lei.

Tornarono due settimane dopo. Io dormivo ancora.

 

Ma dimmi come stai?

È vero! Fu una notte indimenticabile. Alì aveva appena sconfitto

Foreman. Kinshasa era impazzita di gioia.

Io ero nel suo spogliatoio assieme ad Angelo Dundee e un altro

che non avevo mai visto: forse uno sciamano o un vecchio capo Sioux.

Stavo intervistando il mio grande amico Alì, stanco e gocciolante di sudore,

quando all’improvviso persi i sensi. L’ultima cosa che vidi fu un guantone

da box. Mi svegliai all’ospedale dopo un mese.

 

Molto bene, tu però come stai?

Eravamo in una trattoria di Trastevere. Mi pare si chiamasse “Lo sfregiato”.

Gabo (Gabriel Garcia Marquez ndr) parlava del suo ultimo libro con me,

Cico Barque de Hollanda e Toquinho.. Poi arrivarono De Niro, Bertolucci, Sergio Leone,

Vinicius de Moraes, gli Inti Illimani e un pullman di tifosi brasiliani.

Alle tre del mattino cantavamo ancora ‘El pueblo unido”. Andammo a letto

nove giorni dopo.

 

Io volevo solo sapere come stai

Col Pibe de Oro (Diego Armando Maradona ndr), eravamo come fratelli.

Lo incontrai per la prima volta in una pizzeria di Napoli. Con lui c’erano cinquanta

argentini nei loro costumi tradizionali. Parlammo a lungo del Che e della pesca

ai dorados.

Dieguito palleggiò a lungo con un cocomero maturo, facendolo rimbalzare contro

un cameriere. Fumammo a lungo non so cosa e ballammo per dieci giorni.

Quando mi svegliai ero a Buenos Aires. Neanche adesso ho capito come ci arrivai.

Molto bello. Stai bene?

Quella volta a Caracas…

 

Basta Gianni! Me ne vado

Così in fretta? Non mi hai neanche chiesto come sto.

 

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