Come spiegare ai consumatori i cibi nati in laboratorio? 

Prova a immaginare:

latticini prodotti senza stalle, senza mucche e senza caseifici (grazie alla fermentazione di precisione)

carne senza mucche (ottenuta da colture di cellule)

uova “covate” in laboratorio.

Cibo senza animali: arrivano le proteine alternative

Sono dietro l’angolo. Anzi, dietro il laboratorio.

Cibo ad alta tecnologia.

Con un solo grosso problema.

Come spiegarle al consumatore?

Come raccontare che anche la naturalità diventerà un vecchio arnese?

Come dirgli che è obsoleto quel processo millenario per cui gli animali si nutrono di piante e le trasformano in proteine di alta qualità (carne, latte e uova)?

Si fa con un’accattivante e furba comunicazione

Sta già anticipando e preparando il terreno (ma quale terreno?) al nuovo mercato del cibo senza animali.

Cosa racconta?

Che senza sacrificare gusto e caratteristiche nutrizionali (come capita invece a certe carni a base vegetale) le proteine alternative non maltrattano gli animali e, in sostanza, salvano il pianeta: meno gas serra, meno perdita di biodiversità e deforestazione, meno consumo di acqua, energia, terra.

Prima ancora che proteine senza animali e senza terra sono proteine agricoltura-free (quella intensiva, da tempo sotto accusa).

Con tanti saluti al settore primario.

Tu dici pazienza?

Pensa allora a un Van Gogh: cosa avrebbe dipinto? Microbi e bioreattori al posto di girasoli e campi di grano?

E a chi sarebbe venuto in mente di girare “Riso amaro”?

Battisti aveva visto lungo: che ne sai tu di un campo di grano?

Post a comment