Si può sopravvivere su Marte coltivando patate?

Una missione della Nasa su Marte viene sorpresa da una tempesta marziana ed è costretta a decollare dal pianeta in fretta e furia. Il maggiore Mark Watney (Matt Damon) colpito dai detriti e disperso nella tempesta di sabbia e sassi viene creduto morto e abbandonato.

È l’incipit di un film che parte da premesse già sfruttate (l’eroe solitario che deve sopravvivere in condizioni impossibili e tornare a casa) per virare su un racconto che non tralascia il realismo e punta sul lato più umano della sfida per la sopravvivenza: come procurarsi il cibo per sopravvivere? Questa è la novità:

il nostro naufrago spaziale non è un supereroe con super poteri, né un guerriero che combatte mostri alieni, Matt Damon ce lo dice subito: “…per fortuna, io sono un botanico”.

La prima parte del film si sviluppa attorno a questa idea ed è la più originale e riuscita. Il protagonista è il primo uomo a trovarsi da solo su un intero pianeta, ma sfrutta le sue conoscenze tecniche e botaniche per costruire una serra e ricavare acqua e concime per produrre il cibo con cui sopravvivere fino alla prossima missione su Marte. Una sfida emozionante nella quale Matt Damon esalta la sua capacità di spaziare il registro della recitazione tra il drammatico e l’ironico e di muovere il suo fisico tra gli spazi infiniti del deserto marziano e quelli claustrofobici di una serra spaziale.

La seconda parte del film si sviluppa in maniera molto classica con un susseguirsi di ostacoli sempre più insormontabili e quindi di soluzioni sempre più elaborate.

L’aspetto più contemporaneo va ricercato nella scelta equilibratissima dei personaggi che prevede un capitano donna (la bravissima Jessica Chastain), astronauti europei e ispanici e dirigenti NASA asiatici e afroamericani.

Molto contemporanea è soprattutto la necessità di coinvolgere l’Agenzia Spaziale Cinese nelle operazioni di salvataggio.

Ormai il secondo mercato cinematografico del mondo è proprio quello cinese e al fine di poterlo conquistare anche Hollywood non può fare a meno di inserire nei suoi film personaggi positivi cinesi e attori provenienti da quel paese. Il successo di incassi in Cina (quasi 100 milioni di dollari) e quelli globali (oltre 630 milioni) hanno dato ragione ai produttori.

Questa volta il successo è meritato anche perché si rivela vincente la scelta di virare più sulla commedia (Golden Globe come migliore commedia o film musicale e Matt Damon miglior attore di commedia) che non sul dramma o sul tipico film di fantascienza con superuomini ed effetti speciali.

Il pubblico più esperto poi potrà trovare ulteriore piacere nel raccogliere la sfida sul realismo delle teorie e delle pratiche botaniche messe in atto da Matt Damon.

Davvero si può produrre acqua bruciando idrogeno e mescolandolo a ossigeno? La quantità di acqua e di terra possono consentire di crescere patate nello spazio? Il concime ottenuto in quella maniera aiuta la coltivazione? Per girare il film Ridley Scott ha fatto veramente piantare e crescere un piccolo campo di patate, ma, naturalmente il film è stato girato sul pianeta Terra.

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