Abitare e crescere nella provincia di una piccola provincia ti mantiene più lontano dalle cose e dalle loro opportunità.
Ma ti tiene più vicino alle persone e ai legami che con queste si allacciano.

campo calcio autunnoÈ una semplice questione di dimensioni. Non di altro.
Per dirne una, se vivi nella provincia di una piccola provincia, ti trovi piuttosto distante dallo stadio in cui gioca la squadra di calcio della tua città.

E se sei un ragazzino che nel 1970 ha 12 anni, senza un adulto che ti accompagni, alla partita non ci vai.
Stiamo parlando di Valerio.

Da tempo sogna di vedere dal vivo la sua compagine preferita che, quell’anno, milita nel campionato di serie B.

Valerio non è mai stato in uno stadio

  • gioco calcioNon ha mai visto da vicino 22 calciatori professionisti.
  • E neppure gli spalti, le tribune, gli striscioni dei tifosi.
  • Non ha mai ascoltato lo sbraitare incessante degli allenatori dalle panchine. I cori del pubblico.
  • La voce che annuncia le formazioni delle squadre.
  • Gli sberleffi all’arbitro.
  • Non ha mai respirato quell’aria speciale che circola in un contenitore di migliaia di individui che assistono a uno spettacolo sportivo all’aperto.
  • Dove anche l’ossigeno ha peculiarità inusuali.

La tv (in bianco e nero) non gli basta più

calcio bambino portaPer dirne un’altra, è proprio nella primavera del 1970 che suo padre, più appassionato di ciclismo che di calcio, affida a suoi tre compagni di briscola il proprio figlio, per andare alla partita.
La vicinanza tra le persone alimenta la fiducia necessaria nei rapporti e consente di raggiungere le cose. Anche se un po’ lontane.

Pranzo della domenica anticipato

…per arrivare allo stadio in tempo sulle 15.00, ora d’inizio gara.
Nonostante la temperatura già mite, per Valerio giacca a vento allacciata e berretto di lana di ordinanza, di quelli col pon-pon in cima.
Assieme alle ultime raccomandazioni della madre: non sa se essere più contenta o più preoccupata.

Ritrovo davanti all’osteria

  • Viaggio di circa mezz’ora su di una Fiat 850 bianca con interni neri e motore posteriore.
  • Fumo di nazionali senza filtro spesso come un muro.
  • Parcheggio in periferia, a oltre un km dallo stadio. Che a piedi è meglio.
  • Il quale stadio si trova a pochi passi dal centro storico, nel bel mezzo di palazzi e condomini a quattro o sei piani. Coi balconi gremiti a ogni partita casalinga.

Fila al botteghino coi soldi ben stretti in mano

  • Per essere pronto a pagare.
  • I biglietti sono quelli dei popolari.  Danno accesso alle gradinate, con le loro lunghe e pesanti assi di legno, erette dietro le due porte.
  • L’ingresso, all’interno dello stadio, taglia il respiro a Valerio.
  • Una sorta di apnea.
  • I suoi occhi azzurri non sanno dove posarsi, tale è la smania di osservare tutto. Di non perdersi niente.

Emozionato e felice, si piazza dietro la rete metallica

rete stadioSepara, di neanche un metro, il campo dagli spettatori: da lì riesce persino a sentire l’odore che si leva dall’erba umida.
E in quella posizione rimane, in piedi, per tutta la partita
Aggrappato, con le mani, alla siepe.
Protetto, alle spalle, dai tre amici del padre.
La partita finisce 0 a 0. Ma il risultato conta il giusto.
L’importante, per Valerio, è averla vista. Assaporandone ogni istante.
Con gli occhi, la testa, il cuore. L’olfatto.
Desiderando che non finisse mai.

È uno dei giorni più belli della sua giovane vita

porta calcio stadioL’uscita dallo stadio, confuso in un serpentone di gente che torna ai parcheggi di auto, motorini e bici, gli fa riassaporare l’atmosfera della partita appena terminata.
Il ritorno, con la Fiat 850 di nuovo invasa dal fumo di sigaretta.
Ad ascoltare, in silenzio, i commenti in dialetto dei tre adulti.
Poi a casa: con l’abbraccio della madre e lo sguardo orgoglioso del padre. “Ha fatto il bravo” dicono i tre accompagnatori.

Una volta cresciuto, Valerio, ha assistito a molte altre partite di calcio

stadio calcio
Alcune anche piuttosto importanti: la sua discreta carriera professionale gliel’ha consentito.

Ma se qualcuno, ancora oggi, gli chiede quale, fra tutte, ricorda con più emozione, la risposta lo riporta a quella primavera del 1970 e al profumo dell’erba del campo.

Aggrappato alla siepe. Protetto alle spalle.

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